Quando la cultura diviene un atto di resistenza

La loro rivoluzione parte con un atto di resistenza, con la volontà di creare isole di cultura, in cui nutrire lo spirito, oltre che il corpo. A Pozzuoli, in provincia di Napoli, terra abitata dagli antichi greci e poi dai romani e segnata nei secoli dal movimento del bradisismo, c’è un luogo che all’inizio degli anni duemila è stato trasformato da officina meccanica a spazio in cui formare all’arte e fare danza, teatro, musica, letteratura e cinema. Veronica Grossi, socia fondatrice insieme a Emma Cianchi dell’ArtGarage, e l’attore Nando Paone che al suo interno dal 2010 dirige il Teatro Sala Molière, descrivono corsi, spettacoli, mostre e rassegne come ‘occasioni di aggregazione necessarie’, nonostante l’incertezza dettata dalla paura del bradisismo e dalle contingenze sociali, perché come afferma Paone, servono “momenti di confronto per guardare positivamente al futuro e all’orizzonte”.

Veronica Grossi

Ventitre anni fa avete trasformato un garage in un luogo per fare arte. Qual è la visione da cui nasce ArtGarage?

Veronica: Emma, la mia socia, desiderava fare un centro di formazione di danza contemporanea, e c’è riuscita. Ha coinvolto me, che già negli anni Novanta avevo fondato un’associazione che si chiama Luna nova flegrea, ancora attiva e con cui portiamo avanti tanti progetti culturali, sapeva che il mio sogno era aprire un caffè letterario. Per me era importante la promozione e la divulgazione di libri e di tutto ciò che è attinente all’arte: teatro, laboratori e workshop. Volevamo creare piccole isole di cultura, offrendo la possibilità anche ad altri di realizzare occasioni di confronto. Mi è sempre piaciuta l’idea, realizzata sin dall’inizio, di mostre temporanee, così che ognuno venendo qui potesse usufruire di arte. All’inizio è stato difficile, nessuna di noi due arriva da famiglie di imprenditori. Abbiamo trovato questo spazio, una vera e propria officina meccanica, abbiamo investito economicamente e fisicamente. Dopo un anno avevamo realizzato l’ArtGarage. La fortuna è stata che abbiamo aperto contestualmente alla trasmissione televisiva Amici e questo ha generato molta curiosità intorno a noi, che eravamo il primo centro polivalente della zona. Per scelta manteniamo un budget di quota di iscrizione basso, offriamo diverse borse di studio, lavoriamo con il sociale.

Come la cultura può diventare un atto di resistenza?

Nando: Il territorio sta vivendo un’incertezza, il mondo sta vivendo un’incertezza. Personalmente sono stato e sempre sarò un inguaribile ottimista, ma questo non vuol dire che io non veda i problemi. I problemi li osservo, li affronto, e ho bisogno di essere tranquillo per farlo. Con la lucidità che mi dà la serenità guardo avanti e invece di fermarmi e dire ‘non ce la posso fare’, rilancio: ho aggiunto quest’anno ad esempio le presentazioni dei libri, gli anni scorsi la musica, c’è sempre qualcosa che metto in campo per convogliare più gente. C’è anche un modo prodromico che uso. Con la proposta della rassegna di film indipendenti CineMagma a ingresso gratuito, mi auguro che tra le varie persone che assistono, ci sia qualcuna che venga a conoscenza di questo luogo e che scelga di venire anche a teatro. In dieci anni ho mantenuto sempre il prezzo di 10 euro a biglietto. È il mio piccolo contributo affinché l’idea di aggregazione culturale diventi sempre più diffusa, in particolare sul territorio di Pozzuoli che vive una criticità particolare.

Veronica: Sento che lo devo fare, se resto in città è essenziale continuare questa missione. Si può resistere ma se non c’è dall’altra parte il pubblico che viene e bisogna fare fronte comunque alle spese è difficile.

È una resistenza anche rispetto a un intrattenimento più di consumo…

Nando : Quasi tutti i teatri di Napoli di piccole e medie dimensioni, fatta eccezione per alcuni più grandi come il Bellini e il Sannazaro che ora non fa più spettacoli in sede, propongono una programmazione di spettacoli comici o mainstream. È un po’ comodo questo. Da quando ho cominciato non ho guadagni da questo teatro, su 16 anni di programmazione in 14 sono stato in pari e quando sono andato sotto con le spese, l’ammanco era poco e l’ho potuto gestire. Non ho mai avuto e non chiederò aiuti istituzionali, non ho sponsor perché non ho grandi numeri, provo ad anticipare io con la speranza che poi arrivi il pareggio di bilancio con il pubblico che verrà a teatro.

A questo proposito, perché coltivare lo spirito critico?

Nando: È fondamentale e se la massa si è lasciata lobotomizzare, il teatro non può essere una distrazione dai problemi, ma una speranza e una possibilità di resistere ai problemi. 
Ho scelto il tema di questa stagione teatrale ispirandomi alla canzone di Giorgio Gaber Un’idea (leggi qui) per incoraggiare la coerenza di trasformare le idee in azione, questo renderebbe tutto un po’ più rivoluzionario. Con grande sforzo e grande rischio preferisco andare controcorrente, il pubblico fidelizzato torna felice e convinto di trovare qui quello che cerca. Nutriamo anche l’anima, non l’addormentiamo con la facile risata. Oggi è tutto mordi e fuggi, manca l’allenamento allo stare a teatro. Questo è il terzo anno che indico un tema, perché voglio dare una identità anche politica a questo teatro, anche se questo significa avere meno numeri, con la speranza che da una fiammella nasca un falò.

Da sinistra a destra: Gabriella Diliberto, Nando Paone, Giuseppe Borrono, Veronica Grossi

Quanto il teatro è accessibile ai giovani attori e registi?

Nand: Il mio sguardo è attento ad attori giovani e meno giovani, anche meno famosi, ma straordinari. Do il mio piccolo contributo affinché emergano dal sottobosco. Siamo tutti maestri e allievi in una eterna gavetta. La meravigliosa unicità del mestiere dell’attore è come diceva il grande Edoardo: ‘Gli esami non finiscono mai’.

Quanto è importante fare cultura in una città come Pozzuoli?

Veronica: È essenziale. Noi siamo imprenditrici private. Ci siamo imbarcate in questo progetto grande per tempi, spazi, risorse economiche e le gratificazioni stanno arrivando solo da pochi anni con affidamenti di bandi e progetti e anche esperienze all’estero. Credo molto nella commistione tra pubblico e privato ma ci vorrebbe una politica con una visione diversa. In città ancora c’è chi si chiede cosa facciamo!

Parli di essenzialità. Perché formare alle discipline artistiche è fondamentale?

Verinica: Penso che chi sceglie di avvicinarsi alla danza, al teatro, alla musica non debba farlo a fini performativi per diventare ballerino, attore o musicista. Ritengo che queste arti siano necessarie alla crescita personale. Fare teatro è un modo per socializzare, per esistere, per esprimersi. La danza ti rende consapevole del corpo, dà equilibrio, forma alla disciplina, insegna a gestire le emozioni.
Soprattutto in quest’epoca dove tutto è effimero, fare un corso di arte per me è necessario.

Arte per nutrire lo spirito

Pozzuoli vive insieme al fenomeno del bradisismo. Gli ultimi eventi sismici sono stati drammatici per la città. Come rimanere fedeli alla propria missione anche in momenti di incertezza come quello che il territorio sta attraversando?

Veronica: Personalmente posso dire che da una parte ho il desiderio di combattere e di resistere. Dopo averci creduto e mantenuto l’asticella alta anche in periodi complessi come quello del covid, voglio proseguire, ma se si decide di rimanere lo si fa in tutti i sensi, sia abitando la città, sia dando continuità al proprio percorso. Ci stiamo guardando anche intorno e stiamo valutando altri spazi, ma probabilmente vivrei il trasferimento come un fallimento. Stiamo continuando a prometterci di affrontare quest’anno, che si preannuncia molto duro come presenze ed emotività, un passo alla volta. La saracinesca è sempre aperta, i progetti sono in cantiere. Noi siamo nella zona A, a cavallo tra l’anfiteatro Flavio e la Solfatara, già da qualche anno abbiamo perso utenza perché le persone hanno paura. Paradossalmente sono meno preoccupati i professionisti che vengono da fuori che gli abitanti dei Campi Flegrei. Il disastro economico e sociale ormai è visibile.

Si dice che i luoghi hanno un’anima. Come descriveresti quella dell’ArtGarage?

Veronica: Ce le ha tutte le anime. Abbiamo voluto questo spazio democratico, popolare, inclusivo. È un luogo che accoglie senza l’obbligo di avere una tessera, si può scegliere di fare, di proporre. Mi piacerebbe avere più giovani, come era prima. Non vedo più le associazioni, si registra una assenza da parte delle persone.

Si pensa ancora che fare questo tipo di lavoro sia un hobby. Anche per quanto riguarda le amministrazioni le attività artistiche e culturali vanno in secondo piano, invece, ribadisco, sono essenziali.

Arrivi dal teatro di De Filippo. Negli anni come è cambiata la tua relazione con il pubblico?

Nando: Il pubblico è stato mal educato. Oggi il pubblico, un certo tipo di pubblico, che ahimé è la maggioranza, se sa che lo spettacolo non è ‘leggero’, non viene. Dobbiamo invece sapere che anche se si trattasse di spettacoli drammatici c’è la possibilità di alimentare l’animo, la capacità di discernimento e di ragionamento, e quindi di azione rispetto a quello che non ci sta bene. Non possiamo e non dobbiamo lobotomizzarci.

In questo momento la città sta vivendo un momento in cui le priorità sono date da necessità materiali, ci sono circa 5000 persone senza casa. Allo stesso tempo fare continuare a vivere il territorio significa dare attenzione e valore anche agli aspetti culturali, nutrimento per l’anima. Come si fa a coniugare queste diverse istanze?

Veronica: Il bradisismo ha evidenziato crepe ataviche di questa città, che non sono solo le lesioni dei palazzi. È un territorio che non ha sottolineato qual è il vero valore di fare cultura. Non c’è un cinema, un teatro pubblico. Eppure, basta guardarsi attorno per comprendere che c’è materia viva. Ci sono molte persone di valore artistico e culturale, ma fanno fatica. Non c’è una visione da parte di chi ci governa. Continuiamo il nostro lavoro, ma adesso non si può non vedere quello che è stato trascurato per anni. Non ricordo un periodo storico culturale e sociale così confuso e buio.

Dopo il Medioevo c’è stato il Rinascimento.

Veronica: Adesso parlare di cultura sembra fuori luogo, per me non lo è. Ci sono case da ricostruire, messa in sicurezza dei palazzi, delle strade, dei monumenti… Pozzuoli è un cantiere aperto. Per mettere l’uomo al centro bisogna rendere, come non è stato fatto, questa città vivibile.

Mi piacerebbe che i cittadini si riappropriassero di senso civico e del bene comune. Auspico una rivoluzione culturale, civile, sociale.

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Giornalista, counselor a mediazione espressivo artistica e corporeo teatrale, consulente alla comunicazione positiva e allo sviluppo individuale e dei gruppi. 20 anni di esperienza in comunicazione aziendale.

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