Due film per vivere il presente guardando il passato e il futuro

Il mito e la fantascienza convergono nelle sale cinematografiche in queste settimane nel segno di due produzioni internazionali: Odissea di Christopher Nolan e Disclosure Day di Steven Spielberg. Tra fautori e detrattori dell’uno e dell’altro, per noi che li abbiamo visti i due film invitano a riflettere sulla natura umana e sovraumana, dèi ed alieni al centro di racconti che indicano la rotta di ciò che donne e uomini sono chiamati a essere: unione di corpo, mente, emozioni e spirito.

Lasciamo alla sensibilità di ciascuno la valutazione nel frattempo condividiamo qui due visioni, punti di vista diversi che allargano lo sguardo sui diversi livelli di significato che le due pellicole, apparentemente lontane, ma unite nel segno di uno sguardo al passato e al futuro in ottica di un presente in cui sentirsi in tutta la propria pienezza.

In particolare sull’Odissea, osserva Selene Calloni Williams, che del film di Nolan sottolinea il valore di portare sul grande schermo i miti come archetipi: “Non mi interessa dire se sia un film “bello” o “brutto”. E sull’Odissea aggiunge: “Quello che mi interessa è chiedermi se un’opera sia riuscita a far vivere il mito. Perché il mito non è un racconto del passato. Il mito è ciò che continua ad accadere dentro di noi. Il mito non ci appartiene.
Siamo noi ad appartenere al mito. Per questo motivo il ritorno dell’Odissea sul grande schermo è importante. Non perché racconti la guerra di Troia. Non perché ricostruisca l’antichità. Ma perché restituisce agli dèi il loro vero volto” (qui per continuare a leggere il post dell’autrice).

Mentre scrive Oniria Whisper : “E dunque, va tristemente detto, che il film… non mi è piaciuto. Dopo Spielberg anche Nolan Delude. E non certo per il tema della mancata adesione al testo – scrive Oniria Whisper (qui il link al sito)-. I personaggi mancano di spessore. Restano sospesi in una bidimensionali psico-emotiva che impedisce empatia, adesione nei loro confronti”.
E sul film di Spielberg, da cui l’autrice distingue “la valutazione tecnica e di gusto da quella contenutistica -, afferma: – è un film che è servizio per l’umanità”.

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