“Non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti voluto essere”, questo messaggio attribuito a George Eliot, ovvero Mary Anne Evans, scrittrice vittoriana che usava uno pseudonimo maschile, ci dice come nelle infinite possibilità che la vita offre ci sia anche quella di incontrare se stessi e realizzare ciò che ci rende unici e perciò speciali.
Quando un anno finisce e un altro ha inizio, molti fanno bilanci sul passato in previsione di ciò che potrà essere. In questi giorni ci si può imbattere in elenchi di ricordi, liste di desideri, propositi e nuovi obiettivi.
Tra quello che è stato e ciò che sarà si apre un tempo sospeso. Una parentesi di vuoto, che può essere spazio per il nuovo che arriva. Occorre lasciare andare per ritrovare. Per qualcuno nel dolore, per qualcun altro nella leggerezza. In ogni caso a mani e cuore aperto.

Con la fiducia che l’universo si muove in questa legge di contrazione ed espansione, yin e yang, forze apparentemente opposte e perciò complementari. Già nel nostro respiro, espressione di vita, rappresentiamo la ciclicità del movimento. Inspiriamo aria, per un breve momento tratteniamo a polmoni pieni, espiriamo, e per un breve istante siamo vuoti. Un ritmo di vita, un equilibrio dinamico ed essenziale.
Così con l’entrata in un nuovo anno, concediamoci l’opportunità di sostare in maniera presente e consapevole in tutti i momenti e gli spazi di vuoto.
Attraversare la soglia che porta al nuovo è un atto simbolico. Piantare un seme, crescere nella stagione della vita, arrendersi alla corrente, stare nel flusso, porta a un ascolto profondo di noi. Ed è questa la porta che fa accedere a uno spazio interno di trasformazione. Non possiamo sapere cosa ci attende, ma possiamo sentire la nostra essenza più intima, aderendo alla nostra chiamata interiore, diveniamo integri e connessi con noi stessi e con l’universo.

Ed è in questo spazio e tempo che accade il miracolo.
Da queste riflessioni il nostro augurio per voi lettori di Quoziente Humano, vivere ciascuna esperienza con frequenze di amore e gioia, nella pienezza di ciò che profondamente desideriamo essere.
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