Gianluca Torre, sorridente, primo piano, abito azzurro
Gianluca Torre

Reinventarsi una vita, un salto nel vuoto verso l’inaspettato

Se si pensa alle sue tante vite lavorative, può essere paragonato a un gatto; o, ancora, a un’Araba Fenice, se si considerano le sue tante rinascite.
Stiamo parlando di Gianluca Torre, personaggio eclettico, tra i protagonisti di Casa a prima vista (in onda su RealTime), divertente gara tra tre agenti immobiliari che si sfidano nel provare a vendere casa all’acquirente di turno.
Con un personalissimo lessico, che ha reso iconici alcuni termini anglofoni come ‘doccia walk-in‘ o ‘killer application‘ (entrati ormai nel linguaggio comune), Gianluca ha portato la sua spontaneità all’interno del programma.
Agente immobiliare oggi, un passato da pubblicitario, una passione per la musica (cantante e animatore), come molti, nella sua vita Gianluca ha visto chiudersi e aprirsi porte differenti, superando momenti difficili: “salti nel vuoto”, come li ha chiamati lui in questa chiacchierata, fatti agganciandosi a un unico grande e forte filo che torna nel suo lavoro di oggi: il valore delle relazioni. Oltre alla disponibilità a mettersi in gioco e imparare, a ogni età.

Gianluca, hai iniziato come P.R., poi hai fatto l’animatore-cantante e il pubblicitario; a un certo punto il lavoro ha iniziato ad andare male, e hai deciso di cambiare totalmente e diventare un agente immobiliare. Ma nel momento in cui hai chiuso la porta al mondo dello spettacolo, ti si è aperto un portone?

È vero, non ci avevo pensato! (ride, ndr). Il mio lavoro principale era quello di pubblicitario, mentre il canto era il mio ‘piano B’; quando ho chiuso con questo mondo e ho iniziato nel campo immobiliare, mi si è presentata casualmente l’opportunità di fare il casting per questa trasmissione, e sono stato preso! Il bello è che non ho cercato nulla, è avvenuto tutto in maniera casuale e totalmente inaspettata!

Questa nuova esperienza come ha impattato nella tua vita?

Ricordo che un anno fa, dopo che erano andate in onda le prime puntate, un sabato pomeriggio ero uscito dal mio ufficio (lavoro anche il sabato e la domenica!) e ho visto gente che mi guardava, mi suonava il clacson e mi salutava chiamandomi per nome. Inizialmente sono rimasto stranito, poi improvvisamente mi sono sentito come il personaggio di Benigni nel film To Rome with love (2012, regia di Woody Allen), cioè un uomo comune che da un giorno all’altro è diventato famoso, ma non lo sa!

Hai cambiato vita più volte, sei la dimostrazione che è possibile reinventarsi a qualsiasi età. A cosa ti sei agganciato nei momenti difficili, ogni volta che ti sei trovato a dover ripartire da zero?

Non è stato semplice. Anche se ora parlarne può sembrare facile, ma ti assicuro che quando ci sei dentro e stai provando a reinventare la tua vita e a ripartire da zero, ti senti come se stessi facendo dei salti nel vuoto, posso dirti che mi sono agganciato all’amore della mia famiglia e delle persone che mi sono vicine, soprattutto dei miei genitori, che purtroppo non ci sono più…

In particolare cosa ti hanno trasmesso?

I miei genitori mi hanno sempre trasmesso molta fiducia e mi hanno insegnato a credere in me stesso. L’autostima e la consapevolezza di poter uscire dalle situazioni difficili, ti mettono in condizione di riuscirci davvero, con i tuoi mezzi…

Credere in se stessi ed essere disposti a imparare

Nello specifico a quali ‘mezzi’ ti riferisci?

Una mia dote è sempre stata quella di imparare e assimilare abbastanza velocemente, approfondendo e studiando i temi e le nozioni che mi servivano per ogni nuova avventura lavorativa. Ma in ogni settore in cui mi sono cimentato, una volta acquisita una certa padronanza, ho poi cercato anche di apportare il mio ‘tocco’ e di personalizzarlo

Cosa hai portato del Gianluca P.R. e animatore nel Gianluca agente immobiliare?

Tantissimo, perché da P.R. avevo un network molto esteso di amicizie e conoscenze, che mi hanno sempre apprezzato per la mia autenticità e per la mia serietà professionale.

Quando sono diventato agente immobiliare, è stato abbastanza semplice far sì che queste persone, con cui ero già in confidenza, si rivolgessero a me, proprio perché erano alla ricerca di qualcuno di cui potersi fidare, all’interno di un mondo che è sempre stato visto con sospetto: nell’immaginario collettivo, infatti, l’agente immobiliare è percepito come una figura poco trasparente, che suscita nel cliente una certa diffidenza.

Il valore della relazione

Il fatto di godere della fiducia di tante persone, che invece mi vedevano come ‘uno di loro’, ha portato anche amici di amici, tramite passaparola, ad affidarsi a me per comprare o vendere il loro appartamento.

In tutta la tua vita lavorativa c’è sempre stato un filo conduttore, che è il valore della relazione. Cosa rappresenta per te questo fattore?

Beh, potrei dire che è la mia ‘killer application‘ (ride, ndr). Visto che ho vissuto tante vite professionali, posso affermare che è stato indubbiamente il fattore più importante e decisivo in tutte le mie carriere.

Casa a prima vista è un programma molto seguito dal pubblico femminile. Non è che le donne hanno smesso di sognare il Principe Azzurro e oggi sono più interessate alla casa dei sogni?

… oppure all’agente immobiliare dei loro sogni! Scherzi a parte, è un programma visto da un pubblico trasversale, anche se in prevalenza femminile, perché chiunque ha una ‘casa dei sogni’ nel cassetto, e noi facciamo ‘entrare’ i telespettatori in quelle case, che sono realmente in vendita, accompagnando acquirenti che veramente stanno cercando! Non a caso, il successo del programma è dovuto proprio alla sua autenticità, in ogni suo aspetto. Anche noi siamo ‘autentici’, e i telespettatori lo percepiscono, se così non fosse, non ci fermerebbero per strada, per chiederci consigli su come ristrutturare il proprio appartamento!

Quindi il programma è seguito principalmente da chi ha questo tipo di ‘sogno nel cassetto‘?

No, non solo: l’età media degli spettatori è di circa dieci anni inferiore, rispetto alla media del pubblico delle altre trasmissioni televisive; ci guardano giovani, cinquantenni, anziani, ma anche bambini! Non sai quanti genitori di piccoli ammiratori mi scrivono! A tal proposito, vorrei raccontare due episodi che riguardano generazioni differenti, e che mi hanno molto toccato: pensa che mi hanno girato una foto di un bimbo che a Carnevale si è vestito “da Gianluca Torre”! Invece, di recente, una signora novantenne mi ha fermato per strada e mi ha detto: “Vi ringrazio, perché la sera siete l’unica mia compagnia…”. Quando sento queste cose mi commuovo.

Apparire o essere?

Tutti i settori in cui hai lavorato sono realtà in cui conta soprattutto ‘apparire’, è possibile riuscire a essere se stessi, portando la propria autenticità e genuinità in mondi che spesso si basano sulla finzione e sull’apparenza?

Assolutamente sì! Innanzitutto, bisogna dire che chiunque nella vita di tutti i giorni, interagendo con gli altri, cerca di ‘apparire’, soprattutto in quei mondi in cui è importante l’aspetto relazionale. Ma se mancano l’autenticità, il rigore professionale, e se non porti te stesso con la tua genuinità, allora non sei credibile.

Ti è mai capitato di entrare in empatia con un cliente che aveva qualche problema, magari di tipo finanziario?

Gianluca Torre sorridente, primo piano
Gianluca Torre

Hai centrato un punto perché, forse tanti non lo sanno, ma il nostro lavoro è molto stressante anche dal punto di vista emotivo. Spesso ci capita di fare gli psicologi, perché quando i clienti entrano in relazione e si fidano di te, iniziano a raccontarti tutto il loro vissuto, quindi a volte succede che ti riversino addosso l’ansia di dover vendere al più presto, perché con quei soldi devono comprare un’altra casa per la quale hanno già versato una caparra, e se non concludono l’affare entro una certa data, rischiano di perderla.

Ti confesso che a volte mi capita di non dormire la notte, perché mi lascio coinvolgere emotivamente…

… quindi anche gli agenti immobiliari hanno un’anima?

C’è una cosa molto importante che vorrei dire: quando sono entrato in questo settore, ho capito ancor più quanto la compravendita di una casa sia un processo tremendamente delicato, perché sia l’acquirente che il venditore sono in uno stato di estrema vulnerabilità: non bisogna mai dimenticare che chi vende una casa sta vendendo un pezzo della propria vita, mentre chi la compra sta investendo i risparmi di una vita, pertanto è un processo psicologicamente stressante, che va gestito con grandissima cautela.

Noi siamo a Milano, città in cui dilagano scandali immobiliari e speculazione edilizia. È possibile riuscire a conciliare il mercato immobiliare con l’aspetto etico?

Sì, è possibile, ma non è una responsabilità che può essere scaricata sui privati: ovviamente un privato cerca di vendere o affittare al meglio, in linea con quelli che sono i prezzi di mercato. Il fatto è che l’offerta di case è numericamente bassa, a fronte di una richiesta molto elevata, per questo i prezzi salgono. Dovrebbe essere la politica a occuparsi del problema, mettendo in atto delle misure di protezione sociale, con interventi fatti in maniera intelligente, senza sconvolgere il mercato: per esempio, destinando delle tranche di case a prezzi calmierati.

Oggi si parla molto di ambiente e sostenibilità, non sempre per reale convinzione. Sono fattori che incidono?

Da alcuni mesi incidono di più. In seguito alla direttiva europea Case Green, le domande in merito alla classe energetica dell’appartamento in vendita, da parte dell’acquirente, sono diventate ormai preponderanti.
Purtroppo devo dire (aimè), che questo interesse verso la ‘sostenibilità’ non è per senso civico o per ambientalismo, ma semplicemente perché il cliente vuole scongiurare il rischio di spese aggiuntive per l’adeguamento alle nuove regole.

Tu ti occupi di case ‘di lusso’, ma oggigiorno, in un paese in cui la popolazione media fatica a pagare il mutuo o l’affitto, non è già un lusso il solo fatto di potersi permettere una casa?

Questo è vero, anche se non userei il termine lusso, che ha un’accezione che non mi piace, ma piuttosto parlerei di case di pregio: il lusso è qualcosa in più, mentre la casa di pregio è qualcosa che rimane.

Resta il fatto che, il divario che si è creato tra quella fascia di persone che possono permettersi certe case, e quelli che non possono più pagare neanche l’affitto, è drammaticamente sempre più ampio. Per primo, posso dirti che quando ho comprato la mia prima casa, se non avessi avuto la fortuna di avere mio padre come garante, questo ‘lusso’ non me lo sarei potuto permettere neanche io.

Un’ultima domanda: cos’è per te il ‘quoziente humano’?

Per me è ciò che rende ogni uomo un capolavoro unico e irripetibile.

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