Una foto di Teresa Dello Monaco, capelli raccolti e sorridente
Teresa Dello Monaco

La musica è intelligenza e ci insegna ad ascoltare gli altri

           

Esiste una dimensione della musica che non è solo ludica, ma è qualcosa che parla anche alla nostra parte più profonda: è questo uno dei terreni di ricerca di cui si occupa l’Accademia Internazionale di Eufonia, fondata dal Maestro Daniel Levy.

Abbiamo incontrato Teresa Dello Monaco, ricercatrice e musicologa, membro dell’Accademia, che ci ha guidato attraverso questo viaggio, provando a immergerci in una dimensione piena di fascino e di magia.   

Lei è membro dell’Accademia Internazionale di Eufonia. Ci può spiegare di cosa si tratta?

Si tratta di un ente che promuove e sviluppa l’Eufonia come scienza e arte.
L’Eufonia nasce quarant’anni fa, nel corso di vari incontri tra luminari provenienti da diversi ambiti e discipline, ma fiorisce soprattutto grazie alle intuizioni e al lavoro del Maestro Daniel Levy, a cui è direttamente legata.

Levy è un musicista di rilievo internazionale, considerato uno dei migliori interpreti di Schumann che, parallelamente alla sua carriera concertistica, ha portato avanti anche una grande attività educativa e di ricerca, sviluppando la visione e le tematiche relative alla musica che ritroviamo anche negli antichi Veda (n.d.r. antichi testi indiani del “sapere”), in cui è espresso un concetto:

la musica è ciò che risuona in noi, quando una voce o uno strumento suona

Noi occidentali abbiamo una visione della musica più legata all’idea di intrattenimento, mentre per gli orientali la visione della musica è qualcosa di più ampio e profondo… in sostanza, l’Eufonia è una sintesi della conoscenza antica, tradizionale e contemporanea del suono e della musica, e del loro potere catartico, educativo, estetico e psicologico nei confronti dell’essere umano.

Come nasce la collaborazione col Maestro Daniel Levy?

Ho conosciuto il Maestro tantissimi anni fa, proprio perché ero interessata a un corso di Eufonia! Così l’ho incontrato a un seminario sulle arti e da allora ho sempre lavorato accanto a lui, portando avanti l’attività dell’Accademia, che si trova in Svizzera (nel Ticino), e si occupa sia di attività didattiche che performative. Organizziamo concerti e manifestazioni, come l’Ascona Music Festival.

Proprio nella locandina dell’Ascona Music Festival, ho letto una frase di presentazione che mi ha molto colpita: “Beethoven, l’ascoltatore dell’umanità”. Che tipo di ‘umanità’ ascolterebbe oggi e cosa ci restituirebbe?  

Beethoven si ispirava alla natura, ed esprimeva il desiderio di bellezza dell’essere umano; penso che anche oggi ascolterebbe questo bisogno profondo.
D’altronde, il suo messaggio è così universale per l’umanità che è applicabile a qualsiasi epoca: la sua musica è al di là del tempo, anche se ha una forma riconducibile al suo tempo (se pur innovativa per l’epoca), ma quando qualcosa è veramente arte, va oltre la forma e diventa eterna.

In realtà, l’uomo non è molto cambiato nel corso di questi ultimi due o tre secoli, ci sono sempre state tendenze che andavano verso uno stato evolutivo e altre tendenti a uno stato involutivo, ma in questo tempo le due tendenze si stanno particolarmente estremizzando, con una maggiore consapevolezza di ciò che può portarci indietro (come involuzione) o avanti (come evoluzione).
Ecco, credo che oggi Beethoven ascolterebbe queste due tendenze.

In alcune interviste lei ha parlato di “codici per sostenere il passaggio alla nuova umanità”, trasmessi attraverso la Musica Classica. Può spiegarci meglio cosa intende?

Ciò che noi ascoltiamo nella Musica Classica sono una sorta di codici, ma più che soffermarmi su questa parola, mi focalizzerei sulla ricerca del sentimento, perché nella Musica Classica noi troviamo nuovi sentimenti, che sono quelli che portano a una nuova umanità. Ecco, quelli sono i codici.
Noi pensiamo che la Classica sia una musica che appartiene al passato, ma non è così; era di quel momento, per alcuni; è oggi, per tanti, e sarà anche nel futuro, perché ci sono richiami dal futuro.   

Fonte di armonia  

In virtù di ciò che ha appena affermato, le chiedo: se i potenti della Terra si chiudessero in una stanza ad ascoltare questa musica, secondo lei tante guerre nel mondo finirebbero?

Domanda interessante… in effetti anche Confucio suonava: ogni volta che doveva dare consigli al Sovrano, prima suonava… quindi la risposta è “Sì”: la musica agisce sempre e genera un cambiamento, perché la musica è intelligenza e ci insegna anche ad ascoltare.

Quindi, allenarsi all’ascolto della musica può sviluppare in una persona anche la capacità di ascolto verso gli altri?

Assolutamente sì! Ed è proprio questo uno dei pilastri dell’Eufonia. La musica è una potente “alleata” per l’educazione all’ascolto, ma per “ascolto” si intende anche dell’altra persona, delle necessità, dell’ambiente; insomma…

la musica ci educa all’ascolto di tutto

L’Eufonia ha una serie di pratiche che portano gradualmente verso un ascolto più profondo: si parte dall’udire, che è il senso fisico dell’ascolto; poi c’è il sentire, che è il senso emozionale, mentre l’ascoltare include il senso mentale, fino ad arrivare all’intuire, che è l’ascolto più profondo, e tutto avviene come pratica, attraverso un processo esperienziale graduale.  

L’ascolto immersivo di un certo tipo di musica richiede dei ritmi di vita più lenti, ai quali non siamo più abituati. Secondo lei, immergersi in questa dimensione è più un’opportunità, o una necessità?

Innanzitutto è una necessità, ma è anche un’opportunità, quando si crea un ascolto di un certo tipo di musica ispirata dai piani che nutrono il nostro essere.
Ovviamente non tutta la musica ha lo stesso effetto e ci dà la possibilità di nutrirci, perché la musica che ci nutre è quella ispirata da quei piani in cui la nostra psiche vive, nasce e si sviluppa.

Abbiamo bisogno della lentezza (in senso fisico), perché in realtà è proprio in questa lentezza e nella staticità che si racchiude la più grande velocità, intesa non in senso fisico, ma in senso percettivo. 

In un video (reperibile su YouTube) il Maestro Levy suona il pianoforte a casa di Alice Herz-Sommer, la più anziana sopravvissuta all’Olocausto. La donna, ex pianista, nonostante i suoi 108 anni d’età, appare assolutamente lucida e ricettiva all’ascolto della Sonata di Beethoven eseguita dal Maestro. Come spiega questa sua sorprendente ricettività?

È la musica! Soprattutto la Classica è estremamente potente nell’accendere abilità cognitive e mantenerle. Infatti ci sono ottimi risultati anche con malati di Alzheimer, proprio attraverso l’ascolto, perché la Classica ha molteplici benefici, anche per liberarsi dallo stress, migliorare la propria capacità di concentrazione, o favorire la socializzazione; insomma, ci sono così tanti studi scientifici che certificano i benefici della Musica Classica e quanto possa migliorare il nostro benessere, che non si capisce perché non la usiamo!  

In alcune lettere tratte dal libro “Dialogo con Beethoven” (Daniel Levy, 2020, edito da Accademia Internazionale di Eufonia) il compositore tedesco, descrivendo la propria vocazione musicale, si esprime allo stesso modo di chi sente una vocazione religiosa. Quanto è forte il nesso tra musica e spiritualità?

Schumann diceva che, nella musica, l’anima è nella sua patria

Questa realtà la possiamo percepire proprio attraverso le esperienze dell’Eufonia, e possiamo realizzare che la musica è una dimensione in cui la spiritualità non ha bisogno di essere chiamata tale, proprio perché è la realtà. In sostanza, tra musica e spiritualità non c’è distinzione.  

Una differenza fondamentale tra la Musica Classica e il Jazz, è che la prima si attiene in maniera rigida all’esecuzione delle note scritte nello spartito, mentre il “sale” del Jazz è l’improvvisazione. Beethoven, però, improvvisava. Era un pioniere e un precursore di ciò che sarebbe arrivato un secolo dopo, oppure un’anima libera che non voleva “ingabbiare” le note in un pezzo di carta? 

Tanti compositori classici improvvisavano, perché “improvvisare” era fare musica. Bach, ad esempio, ci ha lasciato tante Improvvisazioni, mentre molte altre sono andate perse, perché non furono trascritte.

Improvvisare per aprire la strada al nuovo

In realtà, è solo negli ultimi secoli che si è creata questa ossessione che impone al musicista classico di interpretare e basta, ma ogni interpretazione è una creazione diversa, è un qui e ora, ed è proprio la risultante tra pubblico, interprete e ambiente, che la rende unica. È qualcosa che parte dal cuore e si trasmette alle mani, il tutto in perfetta sintonia con il cervello, in comunione con la parte più elevata dell’intuizione.

È importante, però, sottolineare che l’interprete diventa un canale al servizio dell’opera, così come il compositore era stato un canale al servizio di quella ispirazione.

Personalmente, ritengo che sia fondamentale che gli studenti e i musicisti di musica classica improvvisino, sia per la propria formazione, sia per portare nuove idee e ispirazioni, perché c’è ancora tanto da scoprire!

Purtroppo per anni la filosofia dei Conservatori è stata quella di reprimere e osteggiare l’improvvisazione musicale, ma per fortuna, proprio grazie al Jazz, quest’aria sta cambiando.

Proviamo a immaginare un Beethoven che ha a disposizione le tecnologie dei giorni nostri. Come se lo immagina? Cosa comunicherebbe di diverso?

Penso che avendo a disposizione un pianoforte a coda Steinway sarebbe già felice così! A parte gli scherzi, sicuramente gli sarebbe piaciuto potersi registrare e poi riascoltare, soprattutto se si registra in ambienti con un’acustica che ravviva la bellezza di un brano.

Per concludere, per chi fosse interessato ad approfondire questi temi e a sviluppare una nuova modalità di percezione della musica, cosa suggerisce?

La nostra Accademia organizza vari corsi e seminari, basta andare sul nostro sito academyofeuphony.com e registrarsi alla nostra mailing list, per essere costantemente informati sulle nostre attività.

L’intervista è terminata, salutiamo la nostra ospite e improvvisamente ci viene voglia di ascoltare Musica Classica. Ma a differenza dei compositori menzionati, noi la tecnologia ce l’abbiamo a disposizione, e quindi ne approfittiamo subito:

“Alexa, metti un brano di Beethoven!”

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Musicista e scrittrice

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