Il tempo è relativo. E nello stesso tempo, il tempo è in relazione: con le nostre emozioni, con le relazioni che costellano la nostra vita, con le azioni che compiamo e con quelle che non agiamo. È in relazione con noi, o come direbbe un fisico quantistico: con l’osservatore.
Ecco perché il tempo che passa viene vissuto in maniera differente da ciascuno e addirittura ognuno sperimenta un tempo dilatato o accelerato a seconda del momento, della situazione, della fase di vita.
Un tempo che insieme è infinito e un istante.
È anche quello trascorso dalla scorsa estate a quella che ci accalda tutti: un anno in cui la nostra presenza fatta di incontri da raccontarvi sul sito QuozienteHumano e in questa newsletter si è diluita, ha rallentato, ha abbassato il volume della sua voce. Un anno di passaggio.
Molte cose sono successe e niente è successo. Non è un Haiku quello che state leggendo (breve componimento della cultura giapponese che a volte contiene metafore o indovinelli) è il passato sentito nel presente.
Un passato che trattiene e spinge, alza e fa cadere, rialzare, sostare e nello stesso tempo accelerare.
E il futuro?
Il futuro potrebbe dire qualcuno non esiste ancora e nel momento stesso non esiste più. In questo eterno presente si affaccia un altro principio del mondo quantistico, quell’entanglement in cui il tempo sfida la nostra percezione classica.
Particelle intrecciate a prescindere dalla distanza condividono un destino comune e si influenzano contemporaneamente.
Quello che noi ci auguriamo, indipendentemente dal tempo e dallo spazio che potrà esserci tra noi nel prossimo futuro è che il nostro incontro continui a influenzarci reciprocamente, perché possiamo lasciare tutti una traccia, un impatto positivo nella nostra vita, nella vita di chi ci accompagna, nella vita di questo mondo.


