Ci vuole cuore

A Milano, in Alzaia Naviglio Grande n°4, c’è un cavaliere della Repubblica che lo scorso anno ha guadagnato il titolo per meriti artistici e sociali: la sua spada è un pennello e lo stemma che campeggia sulla porta del suo studio è un cuore con un ricciolo. Gregorio Mancino, conosciuto come Greg, pittore dei Navigli, ha fatto della sua arte uno strumento per mettersi a servizio dei più fragili, del colore un linguaggio per arrivare al cuore dei più piccoli.

Con lui, che farà una performance il prossimo 22 marzo alla fiera Fa’ la cosa giusta presso lo stand che CasaCor propone insieme ad altre realtà, tra cui anche Quoziente Humano (leggi i dettagli alla fine dell’articolo), abbiamo parlato di arte, storia e solidarietà. 

Riportare al cuore

Disegni spesso il cuore, un simbolo potente. 

Il cuore può essere tutto. Sull’uscio della mia bottega, una casa che ha 400 anni di storia ne ho dipinto uno colorato a cui ho aggiunto un ricciolo, per intendere la connessione con l’universo. Quando ci esprimiamo non lo facciamo solo con la parola ma con l’anima. Che cosa è questo mistero chiamato anima? Quello che fa accadere e vedere la vita da una prospettiva diversa. Il cuore è quello che ci tiene in vita. Tra le diverse associazioni che aiuto ce ne è una che si chiama Bambini Cardiopatici nel Mondo, perché disegnando cuori non posso fare altro che aiutare chi li aggiusta. 

Ricordare significa riportare al cuore. Perché mantenere la storia? 

La storia è la tua posizione, la tua famiglia, le origini. La storia ci fa capire il valore di quanto sia importante conquistare qualcosa che conti davvero per noi. Ci sono circa 60 guerre nel mondo in questo momento e in quei luoghi di conflitto ci sono i bambini. Ci vuole cuore. Non c’è buon anno se non c’è pace e noi dobbiamo adoperarci per questa possibilità. Iniziando con l’essere grati. Dobbiamo dare attenzione ai giovani, far comprendere loro priorità e valori: quando mangiamo un piatto di pasta, se abbiamo un tetto sulla testa, se accendiamo il riscaldamento; abbiamo tanto e spesso lo diamo per scontato. Dobbiamo tornare all’umanesimo. L’empatia sta nel sentire l’altro e il suo dolore, che sia un uomo, una pianta o un animale, l’ascolto deve essere riportato al cuore. 

Ti impegni a tenere viva la memoria del luogo in cui abiti. 

Essere padroni di un luogo vuol dire sentirne la responsabilità. Pur avendo avuto proposte di lavoro accattivanti, non ho mai voluto abbandonare i Navigli perché sono stati la mia rampa di lancio e qui voglio tornare. Su questo corso d’acqua veniva trasportato il marmo della Cava di Candoglia fino al centro della città di Milano, quando sono arrivato mi sono detto: “È il posto giusto dove posso creare”.

Sono stato allievo del maestro Arturo Reggiani, una volta si imparava a bottega, non a scuola. Ho appreso a fare i colori, a preparare le tele, a trattare con le persone: l’arte è sporcarsi le mani, l’artista è un artigiano. 

La storia, un ponte che ci porta al presente

Abbiamo un patrimonio da passare ai giovani. 

La nostra sfida è arrivare alla pace e tutelare l’ambiente, dobbiamo lasciare almeno quello che abbiamo trovato. Si può ricordare la storia e allo stesso tempo far spazio ai giovani e far comprendere loro che per conquistare qualcosa bisogna fare fatica. Spesso vedo i ragazzi in panico, molti hanno difficoltà a esprimersi, tanti sentono la tensione del voto. Amo tutti quelli che hanno una diversità. Alda Merini, che ho avuto l’onore di conoscere, è stata un esempio. Era spesso seduta davanti al mio studio, abitava a 100 metri da me. Nella vita accolgo tutti, perché le persone che non hanno niente da perdere hanno una luce diversa. Bisogna dimostrare ai ragazzi che si può cadere, allo stesso tempo ci si può rialzare. Può capitare di sbagliare. Bisogna accettare il bello e il brutto, l’importante è sollevarsi. 

Che cosa possiamo fare noi per tenere viva la storia?

Dobbiamo fare mente locale dei luoghi che abitiamo. Io dal 2018 pulisco la targa del ponte della Merini ogni giorno perché viene sporcata. Ancora, per esempio, il vicolo dei Lavandai, accanto alla mia bottega, è uno dei simboli più importanti di Milano, ho fatto presente diverse volte che la tettoia deve essere restaurata perché pericolante. Sai perché questo ponte sul Naviglio Grande si chiama dello Scodellino? (indicando il ponte che soprassiede il prolungamento di Viale Gorizia verso piazza XXIV Maggio, nel punto in cui il Naviglio Grande si immette nella Darsena, ndr). Veniva chiamato così perché offriva riparo ai i barcaioli che con la scodella si sedevano a mangiare qualcosa. 

Arte, colore e bellezza per creare connessioni umane

Arte come strumento per esprimersi autenticamente. 

L’arte siamo noi. Non c’è nessuna scuola che possa insegnare a fare arte se non si tira fuori quello che si ha dentro. Quando vedi disegnare un bambino emergono il carattere, le paure, i desideri. L’arte mi ha salvato la vita. Conoscere e sapere serve, ma nell’arte bisogna essere fedeli a se stessi e buttarsi. Esprimere quello che si ha nel cuore e credere. 

Movimentart nel corso degli anni si è messo a disposizione dei più fragili e dei bisognosi.

L’arte in movimento è uno stile di vita. Dipingo sui pattini, sulle scale mobili, sull’autobus: non bisogna stare ad aspettare che qualcosa accada ma occorre muoversi. Questo è il messaggio che porto ai giovani: coniugare pensiero parola e azione. Dal divano posso ordinare una piazza, ma se vado a comprarla, sento l’odore della legna e parlo con il pizzaiolo è tutta un’altra esperienza. 

La bellezza nei luoghi di cura. Perché portarla? 

Il tempo in alcuni luoghi si ferma, portare l’arte significa dare un’energia nuova. Se entro in una stanza colorata o bianca l’energia cambia. Ho avuto la fortuna di conoscere Patch Adams che con alcuni pazienti, anche terminali, faceva delle attività in giardino. Nel momento in cui si fa non si sta sulla malattia. Il colore aiuta. Pensa ad alcuni animali: il pavone, ad esempio, che con la sua ruota corteggia la femmina per riprodursi. Il colore è il pigmento della nostra anima. 

Il sorriso è il colore della vita.

Quando vado in ospedale ho un vestito da pappagallo. Io sono battezzato dottor Arcobaleno perché oltre a colorare arrivo variopinto, cerco di esprimere qualcosa di bello. Un sorriso non fa mai male. Ho potuto constatare, anche attraverso l’esperienza di bambini che sono andato a trovare in ospedale che, laddove c’è gioia, si sta meglio. Lo stato d’animo influisce sulla guarigione. Poco tempo fa ho visitato un ragazzo di 14 anni, ho notato che aveva un pigiama a strisce e gli ho detto: “Dove sei stato, in galera?”. Abbiamo incominciato a ridere, si è creata una gag della realtà che stavamo condividendo. Un’altra volta ero a Varsavia e c’era un bambino, era triste e non riuscivo a dialogare. Nell’uscire dalla stanza, pensando che non sempre si riesce a creare connessione, anziché infilare la porta ho puntato l’armadietto e ho fatto finta di cadere, il naso è volato. Il bambino ha iniziato a ridere.

Perché mettere l’arte a servizio dei più fragili?

Le cose più importanti non si dicono, si fanno. Alcune volte mi trovo in mezzo a un pubblico e vorrei fare effetto trascinamento. Comunicare quello che faccio mi dà la possibilità di fare conoscere le associazioni con le quali collaboro. Più ne aiutiamo meglio è, perché si ha un equilibrio maggiore tra la visibilità, l’amore e il fare. 

Quando anche abbiamo dato tutto, siamo ancora ricchi, perché arriverà qualcosa.

Io mi aspetto sempre qualcosa di bello. Dare vuol dire avere ricevuto i talenti e averli investiti. Che cosa te ne fai di una ricchezza se non la investi? Un giorno un bambino mi ha chiesto: tu sei felice? È questo il vero valore. Non diciamo ‘non ho tempo’! Il tempo non esiste. Diveniamo padroni di noi stessi. Siamo noi stessi. 

Il bello è possibile.

La bellezza parte da noi, senza saremmo persi. Fa parte del vivere. Dobbiamo ricercarla. 

Che cosa è il Quoziente Humano per te?

La crescita di ognuno, anche attraverso la sofferenza. Chi ha sofferto spesso riesce ad avere più grinta. Il quoziente humano da una parte è quello che hai vissuto, che hai ricevuto dalla famiglia e che ti sei portato dalle vite precedenti, dall’altra è nelle piccole cose della quotidianità, nella gentilezza. 

PERFORMANCE NELLA CASA DEL CUORE, IL 22 MARZO A FA’ LA COSA GIUSTA

“L’essenza è racchiusa nelle cose che ci servono per stare bene: sorridere, essere se stessi ed essere liberi”. Greg annuncia con queste parole la sua presenza nella giornata di apertura a Fa’ la cosa giusta, fiera dedicata al consumo critico e agli stili di vita sostenibili che si terrà dal 22 al 24 marzo a MiCo Milano, il cui tema quest’anno è rendere visibile l’essenziale.

L’unione fa la forza, appuntamento al Padiglione 24 stand 23

L’artista farà una performance presso lo stand 23 al Padiglione 4, spazio condiviso da diverse realtà che propongono il concetto di vivere la casa con il cuore.


“Ogni persona che è presente in questo team porta il cuore nella propria attività, dà un’anima alla propria casa”

continua Greg, ospite dello stand a firma CasaCor di Emanuela Zino, agenzia che propone soluzioni immobiliari con un approccio olistico alla persona. Il gruppo che animerà lo stand, e di cui fa parte anche Quoziente Humano, è composto tra gli altri, da ArchiHolistic di Moris Vaghi, architetto esperto in bioedilizia e feng shui, Studio Gaam di Giuseppe Angius che si occupa di architettura e progettazione di interni, Qibio Colombo, negozio di alimentazione naturale e biologico di Monica Colombo, Corso Arredo, realtà online a firma Valeria De Marco che aiuta nell’arredamento della casa, Kemi di Ivana Sbrollini che propone oggetti realizzati con materiali da riciclo, Mia Poggiali esperta di Radionica e Natura, Jivana, associazione culturale di Jenny D’Amico che promuove il benessere psicofisico. 

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Giornalista, consulente alla comunicazione positiva e allo sviluppo individuale e dei gruppi attraverso strumenti a mediazione espressiva. 20 anni di esperienza in comunicazione aziendale.

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