Il paracadute/Una nuova libertà

Credo sia indispensabile, in questo periodo di regole e contenimenti che vanno inevitabilmente a limitare le cosiddette ‘libertà individuali’, fare una riflessione sul senso della libertà individuale e collettiva. Ritengo sia indispensabile trovare una dimensione più realistica e meno ideologica, che parta dall’oggettiva condizione umana per evitare di confondere il fondamentale assunto di “libertà” con l’idea di doversi ribellare ad ogni imposizione o regola per sentirsi liberi.

“Libertà va cercando ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta” (Dante Alighieri, Divina Commedia – Purgatorio, Canto I, vv 71-72)
Sono le parole che Virgilio rivolge a Catone l’Uticense per presentargli Dante quale cercatore di libertà. La libertà che cerca Dante è quella dal male, dall’inconsapevolezza. Dante, che aveva condannato i suicidi alle pene dell’Inferno (con Pier delle Vigne, nel canto VII), come mai pone qui un suicida, alle porte del Purgatorio, custode dei Campi Elisi? Perché Catone scelse il suicidio piuttosto che rinunciare alla libertà politica che Cesare gli aveva tolto: egli viene salvato grazie alle sue qualità morali e alla scelta da lui compiuta per amore della libertà.

Una questione spinosa: sono davvero libero?

Non diamolo per scontato. Mi ritengo libero? Quando esercito la mia libertà? E come? Attenzione: la libertà non è fare ciò che ci pare quando ci pare. Ci sono sempre condizioni che limitano la nostra libertà. Anzi, spesso definiamo la libertà in base ai divieti, e al loro superamento. Il concetto stesso di libertà è strettamente collegato a limiti e possibilità. Ma non sono solo condizioni esterne, bensì interiori. Un primo principio etico che tutti dovremmo avere ben presente è che “la mia libertà finisce dove incontra quella dell’altro”. L’altro ci pone il limite, ma siamo noi a dover imparare a riconoscerlo per primi. Un altro principio fondamentale è “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. È solo riconoscendo i diritti dell’altro, quindi anche la libertà dell’altro, che garantisci e riconosci la tua. La libertà nasce dal cercare di sfuggire al sentirsi determinati per divenire invece determinanti. Dalla volontà di passare da una situazione in cui subisco passivamente gli eventi a una situazione in cui posso determinare anch’io gli eventi, o farne parte in maniera attiva, scegliendo almeno il come. Un cammino consapevole accetta le leggi e, in parte, il destino (il Fato degli antichi), ma impara a interagire e collaborare con esso, fino talvolta a cambiarlo.

Poniamo una situazione-limite: si può essere – e soprattutto sentirsi – liberi, pur essendo prigionieri e privati dei naturali diritti umani? La risposta è: sì!  

 Se non ne siete convinti, provate a leggere ad esempio la testimonianza di Primo Levi, Se questo è un uomo, o a riguardare il film di Roberto Benigni, La vita è bella. La consapevolezza di sé è la chiave: posso scegliere se so chi sono e che cosa voglio e posso mantenere la mia dignità (o dovremmo dire “degnità”?) e i miei valori interiori a dispetto dell’avversità delle condizioni e situazioni esterne. Non sono quindi totalmente determinato e condizionato, ma posso scegliere in base a ciò che sono.
La scelta implica impegno e responsabilità. Imparo non tanto a calcolare tutte le conseguenze delle mie azioni, perché talvolta non sono prevedibili, ma ad affrontarle con fiducia, non scappando da esse.  ‘Responsabilità’ è abilità nel rispondere alle situazioni che si presentano, quando si presentano. Questo fa paura all’uomo automatico. Vorrebbe avere sempre tutto sotto controllo, avere certezze… spesso si domanda “e se?”  E non decide nulla, o rimanda, fino a quando la scelta non sarà più scelta, ma necessità, oppure subirà la scelta di altri. Sembra inoltre che scegliendo si rinunci alle altre opportunità e non si sia più liberi; si pone l’attenzione su ciò che perdiamo invece che su ciò che abbiamo scelto, dimenticando che l’abbiamo scelto proprio perché per noi è più importante di tutto il resto. Anche qui incontriamo un automatismo: l’ego vuole tutto, non vuole rinunciare a nulla, per questo non sceglie davvero, ne è incapace… e quando sceglie, rimpiange ciò che non ha scelto.

Se siamo imprigionati in questo livello d’identificazione pare che la scelta riduca la libertà, invece è proprio il contrario: è perché ho scelto che sono davvero libero, nella mia scelta è contenuta la mia libertà.

 La libertà implica coraggio, determinazione e chiarezza; la scelta impegno e continuità, costanza e pazienza. Tutte qualità dell’animo umano che tutti abbiamo come potenzialità, ma che solo praticando si possono sviluppare.

“Il futuro è un tempo da liberare oggi”

Sauro Tronconi, filosofo, antropologo, e ricercatore, conduce da più di 30 anni corsi e seminari
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