Da sinistra, Paolo, Giuseppe e Federico, fondatori di VAIA

Dalla distruzione, l’energia per ricostruire. E rinascere più forti e uniti

La notte fra il 28 e il 29 ottobre del 2018 Vaia, una tempesta di origine mediterranea, spazzò via milioni di alberi, in un’area che va dalla Lombardia al Friuli, con punte oltre i 200 km/h, vasta circa 250.0000 campi da calcio. 42 milioni gli alberi caduti, pari a 8,5 milioni di metri cubi di legno, quattro le regioni colpite (Lombardia, Friuli, Veneto e Trentino Alto Adige), quattro gli Stati interessati (Svizzera, Italia, Austria e Slovenia) da quello che è considerato il disastro ambientale più grande degli ultimi 50 anni in Italia.


Eppure, da quella catastrofe naturale germoglia un’idea, un sogno che diventa realtà con la start-up VAIA, fondata da tre ragazzi – Federico Stefani (a destra nella foto), ideatore della start-up, insieme a Paolo Milan (a sinistra) e Giuseppe Addamo (a destra) – con l’obiettivo di dare una nuova vita agli alberi caduti e ricostruire il territorio. Non è un caso del resto che il nome della start-up sia lo stesso della tempesta: dalla distruzione, la ricostruzione.
Ma non solo: alla base la volontà di creare un nuovo modello di fare impresa, che sia sostenibile nelle tre accezioni del termine – ambientale, sociale, economico – che ha la mission di creare oggetti che raccontino una storia e sostengano il territorio.
Nasce quindi VAIA Cube, l’amplificatore per smartphone, grazie al quale vengono piantati alberi (uno per ogni cubo venduto), e, successivamente VAIA Focus, l’amplificatore di immagine, con cui vengono tutelati i ghiacciai.

La parola a Federico Stefani, ideatore e fondatore di VAIA.

Gli effetti della tempesta VAIA (Foto: Wikimedia Commons, autore: Nordavind)

Da una catastrofe naturale a una rinascita: come è nata VAIA?

Fino al 28 ottobre del 2018 io abitavo a Bruxelles: studiavo international management ed ero felice. Ma quella notte si è abbattuto sui luoghi dove sono nato e cresciuto – l’Altopiano di Piné – il disastro ambientale più grande degli ultimi 50 anni in Italia, che ha colpito quattro regioni e quattro Paesi. Sono subito tornato: la terra dove sono nato non c’era più, i territori della mia infanzia erano scomparsi. Ho realizzato in modo chiaro che solitamente quando si parla di cambiamenti climatici si pensa sempre che sia qualcosa che riguarda qualcun altro in luogo lontano – lo scioglimento dei ghiacciai, l’impoverimento della foresta amazzonica. Invece quella volta era accaduto a casa mia.

Mi sono quindi chiesto cosa potessi fare di concreto, e ho avuto un’intuizione, quasi un’epifania: avevo un amplificatore di suoni in legno che aveva costruito per me mio nonno, che era un falegname, e ho pensato che ricostruirlo fosse un’idea potente di rinascita, un modo per amplificare la connessione fra uomo e natura. Dapprima ho cominciato a chiedere alle segherie se volevano rifare questo oggetto, ma nessuno mi dava retta; poi sono riuscito a coinvolgere Giuseppe, che avevo conosciuto al Festival delle imprese di Vicenza, e Paolo, che era mio compagno all’università, e insieme abbiamo convinto il primo artigiano e le prime segherie, insieme a giovani designer che hanno ridisegnato l’amplificatore. L’idea era recuperare il legno abbattuto dalla tempesta per creare questo oggetto coinvolgendo le comunità locali e grazie all’oggetto ricostruire le foreste, piantando alberi.
Da qui è nato VAIA Cube: un cubo di 10 cm costruito con un incavo centrale scavato all’interno di un larice che amplifica il suono (senza bisogno di corrente elettrica), e, intorno, due pezzi  di abete – legno noto per la sua capacità di trasmettere in modo lineare il suono -, con una fenditura creata con un’ascia, come una ferita, su cui si appoggia il telefono. Il risultato è un suono amplificato, caldo e intenso. Il primo VAIA Cube è stato presentato, insieme alla start-up, a un anno esatto dalla tempesta, il 28 ottobre 2019.

Dietro VAIA non c’è un brand, ma tante persone, tanti occhi, tanti volti

Che realtà è diventata oggi VAIA? Quali sono i pilastri della vostra filosofia?

Oggi VAIA è una realtà che oggi conta 15 persone, ha dato lavoro a 10 piccole medie imprese, ha piantato sulle Dolomiti 30.000 alberi ed è la realtà che ha piantato e che ha avuto l’impatto più intenso e diretto su queste montagne. Siamo un gruppo di persone che hanno voglia di dire qualcosa al mondo. Non stiamo parlando solo di sostenibilità ambientale, ma anche economica e sociale: quando si parla di VAIA, si parla di equità, correttezza e di ispirare le persone attraverso gli oggetti. A monte, c’è l’idea che ogni oggetto possa raccontare una storia: ad esempio VAIA Cube racconta la possibilità di amplificare la voce e la necessità di connettere le persone con la natura. Il VAIA Focus amplifica la visione, quindi dà la possibilità di vedere il mondo con occhi diversi: come una lente mette a fuoco, anche noi nelle nostre scelte dobbiamo mettere a fuoco quello che conta. Questo è sintetizzato nel nostro pay-off, face what matters, affronta ciò che conta, che significa dare una direzione chiara alle cose, prendendosi le responsabilità, nel rispetto degli altri e agendo insieme con gli altri in modo coerente.

Sta a noi avere una visione del mondo che metta al centro il lavoro, le persone, le comunità, che metta il costruire un oggetto come dignità centrale.

Dietro VAIA non c’è un brand, ma tante persone, tanti occhi, tanti volti. La nostra innovazione non sta solo nell’idea, ma nel volere costruire una filiera in cui ogni parte è protagonista e trattata in modo giusto, in modo che ci sia un’equità non solo nel raccontare l’oggetto ma anche nella sua filiera che parte dalla materia prima.

Il VAIA Cube

Voi recuperate gli alberi distrutti dall’uragano per creare i vostri prodotti: come procedete al riutilizzo della materia prima? Quali prodotti avete già creato? Quali sono in cantiere?

Si parla di 42 milioni di alberi caduti, pari a circa 250.0000 campi da calcio, 8,5 milioni di metri cubi di legno: una quantità di alberi che si taglia tra i 5 e i 10 anni. A oggi è stato raccolto circa il 70%, ma non tutto è stato consumato. In questi due anni abbiamo finanziato il recupero del legno con boscaioli e segherie, a cui abbiamo chiesto di selezionare il legno migliore. Abbiamo però notato che la parte che viene scartata e lasciata nei boschi sotto le intemperie acquisisce delle venature colorate bellissime a causa di un fungo che attacca il legno: da qui l’idea di recuperare questo materiale, dando vita al VAIA Cube Imperfetto, che con le sue ‘macchie’ simboleggia i momenti di difficoltà che rendono forti. Forti del successo e del seguito che abbiamo ottenuto con il Cube, abbiamo voluto creare un altro oggetto analogico, VAIA Focus. Si tratta di un amplificatore visivo per smartphone, creato in Italia da un artigiano bergamasco che lavora per la Nasa, che ha realizzato una lente di Fresnel: un tipo di lente creata 200 anni fa dal fisico Augustin-Jean Fresnel, che ha uno spessore totale ridotto, usatissima nella fotografia perché amplifica in modo incredibile la luce. L’oggetto è stato disegnato da due designer, Elisa Mastrofrancesco e Saverio Incombenti, e ha una capacità di ingrandimento indicativamente due volte superiore rispetto allo schermo degli smartphone attualmente in circolazione. Ma VAIA Focus amplifica anche una visione del mondo.

Una visione in cui le persone scelgono di avere un impatto positivo e, nella loro diversità, affrontano unite le sfide del nostro tempo.

VAIA Focus rappresenta una “lente di ingrandimento” attraverso cui vedere il mondo.

Quanta ricerca scientifica e innovazione tecnologica c’è alla base dei vostri prodotti?

Essendo una giovane start-up, abbiamo chiesto ad amici e conoscenti con una  formazione scientifica e ingegneristica di studiare insieme le soluzioni migliori. Una cosa importante su cui stiamo fondando la nostra crescita è la collaborazione con le università. Recentemente abbiamo lavorato con la Scuola Italiana di Design di Padova, con cui abbiamo fatto lavorare  170 studenti sulla prototipazione di nuovi oggetti in legno. I requisiti erano: bellezza, funzionalità e sostenibilità. E ne siamo rimasti molto soddisfatti.

Quale contributo date per la riforestazione e la ricostruzione delle zone colpite dall’uragano? E in generale per l’ambiente?

Abbiamo finanziato la piantumazione di 30.0000 alberi ad oggi e ne abbiamo progettati per il 2022 altri 20.000, tutti certificati Fsc.  Non solo: abbiamo ripulito il bosco insieme alla forestale ai comuni e a ETIFOR, spin-off dell’Università di Padova e nostro partner strategico sia per la pianificazione delle ripiantumazioni che per la misurazione d’impatto e il follow-up degli interventi, e in un comune in Friuli abbiamo finanziato il recupero di un sentiero, che era stato distrutto dalla tempesta. Inoltre, con VAIA Focus abbiamo lanciato un progetto di salvaguardia dei ghiacciai. Per ogni Vaia Focus venduto salviamo un metro quadro del ghiacciaio Presena, al Passo del Tonale, nelle Alpi. Nei mesi estivi, insieme a Glac-Up, copriamo la superficie dei ghiacciai con un telo geotessile in grado di riflettere la luce solare e di ridurre così lo scioglimento del 70% .

Sostenibilità ambientale ma anche sostenibilità economica. Come portate avanti questi due aspetti?

La sostenibilità nella sua accezione più profonda passa dalle persone: un’azione non è sostenibile se non mette le persone al centro. Siamo convinti che questi tre pilastri della sostenibilità debbano sempre stare insieme, perché se manca uno cade tutto il resto. Ecco perché è importante per noi dare lavoro alle imprese locali, sostenendo l’economia del territorio, rispettando l’ambiente e creando coinvolgimento sociale, partecipazione e cultura. Periodicamente, ad esempio, organizziamo eventi in cui si piantano alberi e si condivide la ricostruzione, con anche degli spettacoli o dei concerti: ogni volta partecipano molte persone, che arrivano anche da lontano, per passare del tempo di qualità e avere un impatto positivo sul territorio.
Abbiamo anche avviato una collaborazione con Bookdealer, una start-up che ha messo insieme 700 librerie indipendenti, in occasione del Black Friday: chi acquistava un nostro oggetto riceveva un buono di Bookdealer.

Da sinistra Federico, Giuseppe e Paolo

Quali risultati avete ottenuto fino a oggi?

A fine 2020 abbiamo raggiunto con grande soddisfazione il primo milione di euro di fatturato, grazie  al lavoro di tante persone. Siamo stati anche inseriti da Forbes fra le 100 startup innovative a impatto sociale fondate da under 30 e nominati dal Parlamento europeo per la nostra capacità di creare resilienza.
Un grande traguardo è stata la collaborazione con il Marco Mengoni, che per il lancio del suo nuovo disco ‘Materia (TERRA)’ ha scelto di regalare un VAIA Cube a ogni partecipante dell’evento di presentazione, e ha portato il messaggio di VAIA in tutte le interviste e trasmissioni radiofoniche a cui ha partecipato. Abbiamo anche partecipato a settembre 2021 al Fuori Salone, con un nostro stand espositivo nell’incomparabile cornice dell’ADI Design Museum, dove abbiamo anche presentato il VAIA Focus.

Quale contributo possono dare le aziende diventando partner di VAIA?

Le aziende possono dare un contributo fondamentale a diffondere il nostro messaggio di ricostruzione e già in molte hanno scelto di farsi portavoce della nostra visione del mondo: Fiat, ad esempio, per il lancio della 500 elettrica regalava un VAIA Cube a ogni acquirente, mentre Barilla lo ha donato ai suoi dirigenti in occasione del lancio del packaging sostenibile. Le possibilità di collaborare con noi sono molte: dal sostegno del progetto di recupero degli alberi e la messa a dimora di nuove piante all’acquisto di VAIA per i dipendenti, dalla promozione del proprio brand e del suo impegno per l’ambiente alla condivisione di Vaia nei punti vendita.

Quali obiettivi avete per il futuro, sia in termini economici che di ricostruzione?

Abbiamo raggiunto nel 2021 l’obiettivo di piantumare 50.000 alberi, e per il prossimo biennio vogliamo raddoppiare. Con VAIA Focus proseguiremo nel progetto di tutela dei ghiacciai e delle comunità montane che vivono vicino alle fonti. Ma il nostro intervento non riguarda solo il territorio montano: vorremmo lavorare in Puglia per gli ulivi colpiti dalla xylella, risanando quelle zone.  E poi creeremo nuovi oggetti: quest’anno usciremo con altri tre oggetti in legno, ma per il futuro vogliamo esplorare nuovi materiali, raccontando altre storie in giro per il mondo, dando vita a  oggetti che riescano a ispirare le persone e a trasmettere un’energia generatrice di persone che hanno voglia di dire loro e di mettersi in gioco non solo nell’ambiente, ma nella società. Non ci fermiamo: la rinascita è solo un’opportunità da cogliere.

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