Jessica Cavina
Jessica Cavina

Feng Shui: sentire lo spazio per stare bene

Feng Shui, una disciplina nata e sviluppata in Cina, “un territorio distante da noi geograficamente, così come per tradizioni e vita, anche se in realtà i principi sono comuni a tutte le tradizioni del mondo – ci spiega Jessica Cavina, Interior designer e consulente Feng Shui -. La differenza sta nel fatto che il Feng Shui in Cina è stato sempre supportato dalla politica ed è tutt’ora utilizzato.

Sintetizzando, è la disciplina che si occupa di creare le migliori condizioni ambientali per lo sviluppo e la crescita della persona. Si osservare e comprende come l’essere umano si relazioni con il territorio e, quindi, che tipo di influenza abbia lo spazio sulla vita della persona; si può utilizzare a più livelli.

Parte dall’osservazione di come l’uomo interagisce con lo spazio, di come il suo corpo reagisce, dandoci le risposte per comprendere se quell’ambiente ci sostiene o meno.

Il corpo ci aiuta a sapere se un ambiente ci ‘sostiene’?

Quando entriamo in uno spazio, i nostri cinque sensi raccolgono quelli che vengono chiamati segnali primari, ad esempio il colore, la qualità luminosa, la forma della stanza, la posizione delle finestre e delle porte, elementi che ci permettono di dire ‘in questo ambiente mi posso sentire al sicuro’.

Provate a immaginare di entrare in uno spazio con una luce molto molto bassa, a livello corporeo si entra in uno stato di contrazione muscolare e, di conseguenza, di allerta. È l’ipotalamo che veicola i messaggi del corpo, è il nostro cervello arcaico che guida quanto sentiamo, nel trasmetterci l’energia del luogo.


Cos’è l’energia di un luogo?

È il risultato di più fattori, a partire proprio dai segnali ambientali: pensiamo alla qualità odorosa, uno spazio che emana un cattivo odore, in maniera spontanea, ci allontana. L’altro elemento sono le caratteristiche ambientali date ad esempio dal disturbo elettromagnetico, dalla presenza eccessiva di cavi elettrici, da tralicci dell’alta tensione e così via; poi ci sono gli elementi geobiologici, se siamo in uno spazio costruito su faglie in compressione, se la nostra camera da letto è posizionata lì, molto probabilmente il nostro sonno non sarà ristoratore. Notiamo che questi ambienti sono spesso scelti da persone iperattive.

Un altro elemento sono i nodi di Hartman: la crosta terrestre è come avvolta da una maglia, nei cui nodi c’è una corrente energetica che sale in superficie e in corrispondenza di questi nodi è troppo forte per l’essere umano, se ci sostiamo possono creare parecchio disagio.
Per l’uomo, i gatti di solito scelgono proprio di stare su questi nodi.

Ci sono altri elementi?

L’altra componente, infine, per creare l’energia di un luogo sono le emozioni vissute in quell’ambiente. Se si è impregnato di traumi emozionali, di molte liti si sente: a volte capita di entrare in un luogo e dire ‘si taglia l’aria con un coltello’, questo perché il prodotto delle emozioni si va a depositare nelle particelle di acqua presenti nell’ambiente, diventando ‘molecole’ (leggi anche ‘Produrre molecole di emozioni positive’)

L’acqua ha una memoria, come hanno raccontato le ricerche di Masaru Emoto: si parla di acqua informata delle emozioni del luogo, di frequenze che si vanno a depositare. Noi percepiamo l’energia di un luogo attraverso la nostra dimensione corporea: inconsciamente, a guidare le scelte all’interno di uno spazio è proprio il corpo.

Quanto conta l’inconscio?

Nel momento in cui scegliamo uno spazio in cui vivere, lo facciamo perché, in modo inconscio, entriamo in risonanza con le sue caratteristiche, anche quelle del contesto circostante. Questo si rifà a due concetti base: come uomini primitivi, adottando uno spazio per ripararci, siamo andati a soddisfare un principio di sicurezza, parola chiave nel Feng Shui e riferita soprattutto al momento in cui ‘torniamo’ a casa.

L’archetipo della nostra casa è la caverna, dove si lasciano andare tutte le tensioni e si abbassano i livelli di attenzione.

La casa è un luogo che deve trasmettere sicurezza, se pensiamo alla piramide di Maslow, sul gradino appena sopra ai bisogni fisiologici, c’è proprio quello : il Feng Shui lavora sul soddisfacimento della base della piramide di Maslow.

L’altro principio sta nel fatto che nel momento in cui l’uomo sceglie uno spazio si sente riconosciuto, perché rappresenta le caratteristiche e le dinamiche della persona.

Come funziona un intervento?

Si osserva innanzitutto lo spazio attraverso l’ascolto corporeo: qual è la sensazione che ho, apertura, chiusura? Qui entrano in campo lo Yin e lo Yang, altri due principi fondamentali del Feng Shui e mi riallaccio alla disciplina orientale.

Noi siamo abituati a un approccio analitico, a una scomposizione degli elementi, anche nella nostra medicina ufficiale, mentre in oriente c’è una visione di unicità e ci sono le corrispondenze. Quindi, con una consulenza Feng Shui si vanno a vedere i bilanciamenti: pieni e vuoti, aperture e chiusure, luce e ombra, spazi interni ed esterni.

Si mette tutto in relazione, si osserva lo spazio e l’abitazione rispetto al movimento del sole: fisicamente si prende la direzione cardinale esatta di dove è posizionata la casa, l’ufficio o altro, attraverso la bussola geomantica cinese che si chiama Lotan. Avere una zona giorno orientata a sud è molto diverso dall’averla a nord, c’è una qualità di vita molto diversa in quello spazio.

Della persona cosa si ‘prende’ per metterla in relazione con lo spazio?

Entrano in campo innanzitutto i bisogni consci, quelli dichiarati. Attraverso lo spazio si ha già una chiave di lettura della persona.
Poi si fa una intervista per comprendere quali delle 5 energie della medicina tradizionale cinese sono potenziate e quali depotenziate (acqua, legno, fuoco, terra e metallo che corrispondono a diversi aspetti del mondo naturale e del corpo, ndr sul tema vedi il talk TEDx), in modo da mettere tutto in sinergia e lettura univoca con lo spazio, attraverso il quale andare a supportare le energie che lo necessitino. La medicina tradizionale cinese è alla base del Feng Shui.

Non c’è una ricetta univoca per tutti. Intanto dipende dal livello di intervento desiderato: cambiare colori, ristrutturare o costruire… Si parte dalla comprensione del corpo casa, ufficio o negozio, si mette in relazione con i suoi abitanti e si va a comprendere quali sono gli interventi in grado di sfruttare il potenziale dello spazio.

Ogni persona è unica, così come la sua relazione con il luogo in cui si trova. Si sfrutta il potenziale della casa nelle possibilità materiali e immateriali della persona, si possono portare a consapevolezza alcuni interventi che sarebbero utili, anche se la persona non dovesse poi realizzarli.

La casa parla di noi.

Parla delle dinamiche personali, è uno specchio, come dicevo, entra in risonanza.
Ad esempio, ho tutto ordinato e uno spazio completamente disordinato? Quell’area, quel disordine, quell’accumulo nello spazio può parlare di temi in cui c’è necessità di mettere ordine.

È uno spazio che non ha finestre ed è buio? Tutto quello che ha luce è conscio, tutto quello che è buio è inconscio, quindi, a seconda della posizione rispetto alla casa e rispetto alla posizione del sole, manifesterà una tematica. In quel caso il suggerimento è portare luce, come farlo dipenderà dal grado del budget economico, si può anche aprire una finestra, e dal tipo di spinta che ha la persona nel mettere energia in quel tema: se non è pronta, non la apre quella finestra, non porta la luce in quello spazio.

Cosa è il Chi?

È l’energia, la sentiamo sempre con il corpo. Un esempio: se entriamo in una chiesa, dove va l’attenzione? Tutto dritto in avanti, verso l’abside, lì possiamo dire che l’energia è guidata frontalmente, sono le forme che guidano l’energia.

Cosa dice a chi è scettico sulla parola ‘energia’?

La parola energia è estremamente corporea; quello che a me piace moltissimo fare è sperimentare
sul posto. Uno strumento che utilizzo èper provare i colori o le posizioni, in particolare del letto, di un divano o della scrivania dove si passano molte ore, è ad esempio il test kinesiologico. In realtà quando le persone sperimentano la sensazione del corpo, non è necessario credere, lo si vive. Se  si tratta di energia con una dialettica ‘sottile’ trovi la persona scettica, la percezione fisica invece è un linguaggio universale.

Cambia la situazione quando si lavora su spazi frequentati da molte persone, come gli uffici?

Gli stessi principi vengono mantenuti anche negli spazi lavorativi, la necessità ancora una volta è quella di trasmettere sicurezza, sia al collaboratore, sia all’eventuale cliente.

In un ufficio, attraverso la distribuzione delle scrivanie si ha la possibilità di comprendere qual è il ruolo della persona all’interno di un team, ci può essere la scrivania che ha controllo sul territorio e protezione delle spalle e questo consente alla persona di sentirsi sicuro e di guidare il team.

Provate a pensare a un capo che non ha le spalle coperte ed è guardato dai propri collaboratori. All’interno di uno spazio le scrivanie possono definire il ruolo della persona, comprenderlo significa dare loro il giusto ruolo.

Qui abbiamo parlato di distribuzione in una stanza. Possiamo allargare e parlare di allineamento, andando a comprendere come distribuire le stanze all’interno dello spazio per trasmettere una chiara lettura di quello che avviene al suo interno e creando una coerenza tra il tipo di servizio o prodotto che si propone e le scelte stilistiche di colori e di materiali.

Tutti possono ‘sentire’ lo spazio?

Ovviamente servono studio ed esperienza per poter fare interventi, ma nella quotidianità, a volte è questione di ‘buon senso’. Faccio un esempio, tempo fa siamo andati in vacanza in una bellissima masseria, ma in camera c’era un arazzo antico montato inclinato sopra il letto e mia figlia non ci voleva dormire. Era agganciato con una catena grossa, dal punto di vista cognitivo si sapeva che non sarebbe caduto, ma a livello percettivo la situazione non consentiva di lasciare andare in rilassamento i muscoli per entrare nel sonno sicuri. Sembrano banalità, eppure sono quelle che non permettono alla persona di dormire.

È cresciuta la sensibilità delle persone?

Il lockdown ha aiutato, perché sono state obbligate a entrare maggiormente in contatto con la propria abitazione e a comprendere quanto l’esterno abbia una influenza sull’interno. Entrano in campo il macro e il micro, noi pensiamo di acquistare o prendere in affitto semplicemente una abitazione, in realtà acquistiamo anche la relazione con tutto il contesto. Abitare in una casa che non ha visione sull’esterno cosa mi fa fare? Mi fa stare più dentro; una visione più ampia mi consente di aprirmi maggiormente.

Esiste la casa perfetta?

Non si può dire che esista e questo è interessante. Una volta una cliente mi ha detto ‘magari mi bocci la casa’, ma non esiste. Un conto è fare una consulenza per una scelta di acquisto e allora si può dire che una casa ha determinate caratteristiche e un’altra ne ha di differenti per dare consapevolezza sugli stimoli di un ambiente, ma nel momento in cui tu sei nella casa, vai a lavorare sul suo potenziale; non si può denigrare uno spazio è come denigrare la persona. Si aprono delle finestre su orizzonti. La casa è la nostra seconda ‘pelle’, per me lo spazio è osservarsi dall’esterno.

La casa in è un riflesso di sè, delle proprie dinamiche, delle proprie sfide, dei punti deboli come di quelli forti e nel momento in cui dai una forma a quell’aspetto, ascolti la sensazione che ti trasmette quel luogo, entri in contatto maggiormente anche con quel tema personale. La casa è un manifestatore delle proprie tematiche. 

Feng Shui significa…

Letteralmente ‘vento e acqua’, i due elementi che in natura, in modo più o meno visibile, sono in grado di trasformare e modellare il territorio.

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